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I blocchi interiori

Dove si formano e come le mani li mostrano


Hai vissuto anche tu momenti in cui senti di non sapere più cosa vuoi?


Non una vera confusione, ma una sensazione più sottile e più scomoda: quella di esserti allontanatə da te stessə.


Le persone arrivano spesso da me con questa frase:


“Non riesco più a capirmi.”


E quasi mai il problema è la mancanza di intuito, di sensibilità o di intelligenza. Il problema è che, a un certo punto della vita, si smette di ascoltarsi.


Le mani raccontano come abbiamo imparato a funzionare per adattarci agli schemi, proteggere i nostri sentimenti, sopravvivere in contesti familiari o sociali.

Quando l’ascolto di sé viene messo da parte, il corpo registra questa distanza e le mani la mostrano attraverso configurazioni ricorrenti, segni che incontro spesso nelle mie letture e che definisco blocchi interiori.


Parlano di strategie.

Raccontano il punto in cui ciò che senti e ciò che fai hanno smesso di procedere insieme.


Di seguito ti mostro quelli più comuni:

1. Cerchi approvazione e validazione esterna


Uno dei segnali più frequenti è questo: prima di decidere, guardi fuori.

Chiedi conferme, aspetti un parere, ti affidi allo sguardo dell’altrə per capire se stai andando nella direzione giusta.

Dentro qualcosa lo sai già, ma non ti sembra abbastanza solido da reggerci una scelta sopra.


In chirologia questo blocco si riflette spesso in una configurazione precisa: la linea della testa e la linea della vita che partono unite.


linea della testa e linea della vita

La linea della testa parla del pensiero, del modo in cui analizzi e prendi decisioni.

La linea della vita è legata alla sicurezza di base, al senso di appoggio, al modo in cui ti muovi nel mondo.


È una configurazione che parla di:


prudenza,

attenzione,

senso di responsabilità,

una mente che valuta e pondera prima di muoversi.


Allo stesso tempo mostra la difficoltà a distinguere la propria voce da quella dell’ambiente, a capire dove finisci tu e dove iniziano gli altri.


Di solito questa modalità nasce presto, in contesti in cui adattarsi era più sicuro che scegliere, in cui sbagliare aveva un prezzo, in cui l’autonomia non veniva davvero incoraggiata ma solo tollerata. Così cresci imparando a pensare e a valutare tutto, stando attentə ad ogni mossa.


E intanto perdi fiducia nel tuo primo impulso, quello più istintivo, che non chiede permesso.


2. Pensi troppo e resti bloccatə nell’indecisione


Pensi, analizzi, torni sugli stessi ragionamenti, rivedi le possibilità una per una, e intanto la decisione non arriva. La mente occupa tutto lo spazio e non lascia margine all’azione.


Sulle mani questo atteggiamento si vede spesso nella linea di Sydney, che è una variante della linea della testa.

linea della testa sydney

In pratica, la linea della testa non segue il suo percorso abituale ma attraversa tutta la mano fino alla percussione.


È una linea mentale “ipertrofica”, che racconta un modo di pensare costante, quasi ossessivo.


La linea della testa, in chirologia, parla di come di come elabori mentalmente ciò che ti accade.

Quando è così sviluppata indica una persona che ha bisogno di capire tutto prima di muoversi, che fatica a lasciare spazio all’istinto.

Il pensiero diventa il principale strumento di controllo della realtà.


Spesso compaiono anche isole sulla linea della testa, segni di affaticamento mentale e conflitto interiore.


linea della testa isola

Il blocco nasce qui.

Si pensa per non sbagliare, si analizza per non rischiare, si resta fermi perché ogni scelta sembra carica di conseguenze.

L’ascolto c’è, ma viene continuamente messo in discussione dalla mente.


3. Ti fai influenzare dalle aspettative degli altri


Ci sono persone che non hanno perso il contatto con ciò che sentono, ma fanno fatica a fidarsene. Dentro qualcosa si muove, ma prima di diventare scelta passa sempre da una domanda implicita: come verrà vistə? come apparirò? sarà abbastanza?


Qui l’ascolto non è assente, è coperto dal bisogno di riconoscimento.

Sulla mano questo emerge spesso con una dominanza di Apollo, che può manifestarsi in modi diversi:


monte di apollo mano
dito di apollo


un monte di Apollo molto sviluppato e/o un dito di Apollo (anulare) più lungo di quello di Giove (indice).


Apollo, in chirologia, è l'archetipo dell'artista, il principio dell’espressione personale, della creatività, della visibilità, del desiderio di essere riconosciuti per ciò che si è e per ciò che si fa.


Quando Apollo è dominante, racconta una forte spinta a esprimersi, a lasciare un segno, a portare qualcosa di significativo nel mondo.

Ma non sempre le qualità di Apollo vengono sviluppate in luce.


L'ombra di Apollo è molto più diffusa e racconta una fragilità più sottile: il valore personale fatica a essere sentito dall’interno e cerca continuamente uno specchio esterno per confermarsi.


Le scelte così vengono filtrate dallo sguardo degli altri.

Ci si chiede se una cosa piacerà, se sarà apprezzata, se verrà capita, e solo dopo se risuona con il proprio sentire.


In questi casi non è l’ego a guidare, ma l’insicurezza.

L’ascolto di sé viene sacrificato in favore dell’approvazione, e lentamente il metro di giudizio diventa esterno.

4. Hai idee ma non le realizzi blocchi interiori


Le idee arrivano, alcune chiare, altre improvvise. Le riconosci, senti che potresti muoverti, ma il gesto si interrompe. Rimani fermə, con la sensazione che tra ciò che senti e ciò che fai ci sia un blocco invisibile.


pollice volonta

Questo blocco si riflette spesso sul pollice, in particolare sulla falange della volontà.

È la zona legata alla decisione e alla presa di posizione.

Quando su questa falange compaiono barre orizzontali.


Il pollice è il punto in cui l’intuizione cerca una forma concreta, è trasformazione di . Quando è segnato, l’idea non trova appoggio e rimane nella testa o nel desiderio.


Qui spesso c’è una tensione legata all’esposizione. Seguire un’idea significa occupare spazio e reggere le conseguenze.


Se manca la sensazione di solidità, il gesto si arresta prima di accadere.


5. Ignori i segnali del corpo e vai verso il burnout


Qui l’ascolto non si perde nella testa, ma nel corpo. Sai di essere stancə, lo senti chiaramente, eppure continui.

Tiri dritto, stringi i denti, rimandi il riposo a “quando sarà il momento giusto”.


La stanchezza diventa un fastidio da zittire, non un’informazione da ascoltare. A volte la scambi per pigrizia, a volte per debolezza, a volte per mancanza di disciplina.


Sulle mani questo atteggiamento emerge soprattutto attraverso la linea della vita, che in chirologia non parla di durata dell’esistenza, ma del modo in cui gestisci la tua energia vitale.


linea della vita catena

Una linea della vita a catena racconta un’energia frammentata, dispersa in mille direzioni, parla disponibilità energetica che però tende a disperdersi, a uscire troppo verso l’esterno.


Una linea più corta indica spesso una gestione dell’energia che non tiene conto dei tempi di recupero.

linea della vita corta

In tutti questi casi il messaggio è simile: il corpo non viene ascoltato nei suoi ritmi. Si va oltre il limite per senso del dovere, per abitudine, per paura di fermarsi, come se resistere fosse sempre la scelta giusta. Il problema è che il corpo non ragiona in termini di volontà, non risponde ai “dovrei” o ai “posso ancora farcela”, ma cerca equilibrio.


All’inizio manda segnali sottili, una stanchezza che non passa, una tensione costante, una sensazione di peso che accompagna le giornate. Quando questi segnali vengono ignorati, diventano più chiari, più insistenti e impossibili da aggirare.


Qui l’ascolto diventa sopravvivenza. Finché non impari a riconoscere quando è il momento di fermarti, continuerai a tradire il corpo nel nome di una forza che, invece di sostenerti, ti sta lentamente consumando.

6. Non sai dire di no e non definisci confini


Qui l’ascolto si inceppa nelle relazioni. Sai che qualcosa non ti va ma rimandi, giustifichi, ti adatti, ti fai carico degli altri e delle loro richieste, dei loro stati emotivi anche quando dentro inizi a sentirti irritatə, come se il tuo spazio interno fosse sempre un po’ troppo piccolo per contenere tutto.


monte di venere

Sulle mani questo emerge spesso con una Venere dominante, un monte di Venere molto sviluppato. Venere è la zona del contatto, dell’affetto, dello scambio emotivo, del piacere di dare e di sentirsi in relazione.

È la parte che accoglie, che nutre, che si prende cura e che trova senso nel legame.


Quando Venere è molto alto, racconta una grande capacità di amare e di creare connessione. Racconta anche una difficoltà più sottile, quella di separarsi emotivamente dall’altrə, di riconoscere dove finiscono i bisogni altrui e dove iniziano i propri.

Il confine diventa sfumato, facilmente attraversabile.


Dire di no, in questi casi, pesa. Il no viene vissuto come una rottura, una perdita, un rischio per il legame. Così si continua a dire sì anche quando il corpo e le emozioni chiederebbero una pausa.


L’ascolto di sé scivola in secondo piano, sacrificato alla necessità di mantenere la relazione, di non deludere, di non essere percepitə come egoista.


Col tempo questo atteggiamento presenta il conto. La stanchezza aumenta, il risentimento cresce sotto traccia e il legame stesso si irrigidisce.


Senza confini non c’è vero ascolto, solo resistenza.

E provare amore e affetto, a quel punto, smette di essere uno scambio e diventa lentamente una forma di auto-abbandono e manda in blocco il progredire di sè e la crescita attraverso la relazione.


7. Dai troppo e chiedi troppo in cambio


Qui l’ascolto si confonde con l’intensità emotiva. Senti in modo intenso, entri nelle relazioni senza riserve e quando ti leghi lo fai completamente, senza mezze misure. Ti apri, ti esponi, offri tempo, energia, presenza, e insieme a tutto questo nasce un’aspettativa profonda di sicurezza.


linea del cuore troppo lunga

Sulle mani questo si manifesta spesso in una linea del cuore che attraversa tutta la mano.

La linea del cuore racconta il modo in cui vivi le emozioni, i sentimenti, il bisogno di legame, la tua idea di amore e di sicurezza emotiva. Quando è così parla di un coinvolgimento totale, che non conosce mezze aperture e non contempla distanze protettive.


Si dà molto perché si sente molto, ma anche perché si cerca continuità, conferma, presenza reale. L’intensità diventa il linguaggio principale del legame.


Il punto critico arriva quando questa intensità non viene ascoltata e i bisogni emotivi restano impliciti, vengono consegnati all’altro prima di essere riconosciuti dentro di sé.

Quando l’altro non risponde come ci si aspetta, emergono frustrazione, gelosia e delusione.


Ascoltarsi, qui, significa fermarsi un attimo prima di dare tutto, sentire cosa stai cercando davvero, cosa ti farebbe sentire al sicuro, cosa stai affidando all’altro senza averlo prima riconosciuto dentro di te.

Senza questo passaggio il cuore resta esposto.


Conclusione


Ascoltarsi significa smettere di tradirsi.


Le mani non indicano cosa fare ma mostrano il punto in cui ti sei allontanatə da te stessə e i blocchi interiori per fare in modo che tu ne possa essere consapevole.

Cambiano nel tempo, si modificano quando inizi a fidarti di ciò che senti, quando riprendi spazio senza giustificarti.

La chirologia serve a questo.


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